L’intelligenza dello sciame
Love, Death & Robots - Sciame
“L’intelligenza di Galina Mirny era valutata a quasi duecento. Uomini e donne così intelligenti erano a volte volubili e instabili, inclini a ritirarsi in personali mondi fantastici o rimanere invischiati in strane e impenetrabili reti di trame e razionalizzazione. L’intelligenza elevata era la strategia che gli Shaper avevano scelto nella lotta per il dominio culturale, e erano obbligati ad attenersi a quella, nonostante gli occasioni svantaggi. Avevano provato a allevare i Superintelligenti – quelli con quozienti intellettivi superiori a duecento – ma così tanti avevano disertato dalle colonie degli Shaper che la fazione aveva smesso di produrli.”
(Bruce Sterling, Swarm)
La nostra specie, Homo sapiens, considera sé stessa un apice evolutivo, il vertice di una piramide alla cui base si trovano tutti gli altri esseri viventi e gli ambienti in cui essi vivono. Tra i motivi di questa errata concezione del mondo naturale e della nicchia che gli umani occupano in esso, vi è quella che è spesso considerata la caratteristica suprema e irripetibile della nostra specie: l’intelligenza. Questo particolare frutto dell’evoluzione e della selezione naturale è uno dei tratti che hanno permesso a Homo sapiens di adattarsi a così tanti ambienti differenti, ma è davvero così unica da poter dare origine a comportamenti che nessun altro animale è in grado di manifestare? Esistono animali non-intelligenti (secondo i nostri antropocentrici standard) in grado di manifestare comportamenti analoghi ai nostri? La fantascienza ci permettere di analizzare e speculare su questa tematica.
Sciame è un episodio diretto da Tim Miller della terza stagione di Love, Death & Robots (2019 – 2022), serie antologica di animazione prodotta da Netflix. Ogni episodio è realizzato da un diverso team creativo e i generi trattati spaziano dall’horror, alla fantascienza, alla commedia. Al pari degli stili, anche le tematiche e i toni della serie variano da episodio a episodio ed è possibile trovarsi immersi in orrori lovecraftiani, assistere ad agricoltori al comando di power suits che respingono invasori alieni o ancora essere testimoni della ribellione di elettrodomestici hi-tech.
Sciame è tratto dal racconto Swarm del 1982 di Bruce Sterling, primo capitolo della saga letteraria Shaper/Mechanist (Plasmatore/Meccanicista). In questo universo narrativo, Shaper e Mechanist sono due opposte fazioni transumane in lotta per il predominio sulle fragili colonie umane spaziali nel Sistema Solare. Possiamo leggere nel racconto di Sterling:
“Ma considera questi Mechanist. Alcune delle loro fazioni estreme sono già più che mezze macchine. Ti aspetti motivazioni umanitarie da loro? Sono freddi, Dottore – creature fredde e senza anima capaci di tagliare a pezzi un uomo o una donna vivi e mai empatizzare con il loro dolore. La maggior parte delle altre fazioni ci odiano. Ci chiamano superuomini razzisti.”
“Noi siamo Shapers, i nostri strumenti sono qui” si batté sulla testa con un dito.
Shaper e Mechanist hanno superato i limiti umani e cercano di guidare l’evoluzione della nostra specie attraverso due differenti approcci: i primi alterano e aumentano la propria intelligenza attraverso la manipolazione genetica e il condizionamento mentale, i secondi perseguono il potenziamento e il miglioramento di Homo sapiens attraverso la sua integrazione con la macchina, con la cibernetica e con l’uso di farmaci e droghe. La tecnologia è in apparente opposizione alla biologia, bios contro technos, ma nei fatti la tecnologia si integra col biologico e il biologico è ingegnerizzato attraverso una forma di tecnologia.
Questa cornice narrativa è assente nell’adattamento animato di Tim Miller ma, come vedremo in seguito, ci permetterà di comprendere meglio i contenuti di Sciame.
I protagonisti della vicenda sono la dottoressa Galina Mirny e il dottor Simon Afriel (Capitano-Dottore nel racconto originale). Mirny (una Shaper nell’opera di Sterling) è una ricercatrice che studia lo Sciame, all’interno del cui Nido vive da molto tempo. Nel racconto originale, lo Sciame viene definito come “l’unica razza capace di viaggiare nello spazio ad essere essenzialmente priva di intelligenza”; questa specie occupa un vasto sistema di asteroidi nel quale ha fondato una serie di colonie organizzate in modo molto simile a quanto avviene negli insetti sociali, quali ad esempio le formiche o le api da miele. Il Nido di questa specie aliena è costituito da un immenso sistema di camere collegate tra di loro da una vasta rete di gallerie scavate negli asteroidi, all’interno dei quali si muovono e svolgono le proprie funzioni le diverse caste dello Sciame. Come nei veri insetti sociali, nello Sciame esistono infatti gruppi di individui specializzati in diversi compiti, quali ad esempio la difesa della colonia o la coltivazione dei funghi dei quali lo Sciame di nutre. Cuore pulsante e riproduttivo del Nido è la regina, un titanico organismo dedito esclusivamente alla produzione di uova, dalle quali nasceranno i membri delle diverse caste, prodotti in base alle necessità della colonia. Lo Sciame quindi altro non è che una versione fantascientifica e spaziale dei superorganismi reali terrestri, di cui si era parlato in Io sono Legione - Parte 1.
Simon Afriel giunge nel Nido dello Sciame dopo un lungo viaggio interstellare su una nave degli Investor, una specie aliena il cui unico interesse è il commercio di energia e di metalli preziosi, come possiamo apprendere da Swarm. Gli Investor considerano la sete di conoscenza e la conoscenza fini a loro stesse come tratti caratteristici di una specie immatura; contano soltanto il commercio e il guadagno, in una trasposizione fantastica di quella che è la versione definitiva del capitalismo e del colonialismo. Gli Investor, per tali motivi, non comprendono perché Afriel abbia viaggiato tanto a lungo con il solo fine di trascorrere quasi due anni nella colonia aliena e studiarla. Per i commercianti spaziali, lo Sciame altro è che un insieme di “animali ben organizzati” verso cui non nutrono alcun interesse, non avendo essi sviluppato un sistema economico di qualsivoglia tipo. Ciò che gli Investor ignorano, è che il vero obbiettivo di Afriel non è il semplice studio degli alieni: vuole rubare un uovo dello Sciame e, utilizzandone il genoma, sviluppare una colonia artificiale sotto il dominio degli Shaper, controllandone gli individui con l’uso di feromoni sintetici. Afriel considera lo Sciame un risorsa in grado di “portare ordine nel caos dell’espansione umana”: le capacità combattive e di scavo della specie aliena, se imbrigliate dagli Shaper, possono diventare sia strumento di sviluppo tecnologico sia un’arma da utilizzare contro i Mechanist. Il Dottore intende portare lo Sciame nel Sistema Solare e sfruttarlo come puro strumento organico, un macchinario vivo nato dalla clonazione di infinite operaie dello Sciame.
La dottoressa Mirny inizialmente si oppone all’idea, poiché, come possiamo leggere nel racconto, gli individui dello Sciame “non sono intelligenti […]. Non sono in grado di pensare, non sono in grado di imparare. Sono innocenti, primordialmente innocenti. Non hanno la conoscenza del bene e del male. Non hanno conoscenza di alcuna cosa. L’ultima cosa di cui hanno bisogno è di diventare pedine in una lotta per il potere interna a qualche altra razza, ad anni luce di distanza”. È proprio il considerare lo Sciame come non-intelligente, però, a venire sfruttato da Afriel per convincere Mirny:
“Lo hai detto tu stessa. Non sono senzienti. Sono macchine organiche. Non alzeranno lo sguardo verso le stelle struggendosi per la loro libertà”.
(tratto dall’episodio)
“Riguardo alla scandalosa idea di una razza schiava – la rifiuto a priori. Queste creature sono robot genetici. Non saranno più schiavi di quanto lo siano le trivelle laser o le navi cisterna. Nella peggiore delle ipotesi, saranno i nostri animali domestici. […] Semplicemente lavorano. Che lavorino per noi o per lo Sciame non fa differenza per loro.”
(Bruce Sterling, Swarm)
Come in un superorganismo del mondo reale, i singoli individui del Nido non hanno coscienza di sé, sono solo frammenti, componenti di un organismo collettivo che funziona grazie alla comunicazione e alla collaborazione tra individui. Per un membro dello Sciame, svolgere i propri compiti per un essere umano invece che per il Nido, non farebbe davvero alcuna differenza: questi sono infatti geneticamente programmati per svolgere dei compiti in maniera istintiva e automatica, e queste azioni non sono finalizzate al benessere o alla prosperità dell’individuo, bensì a quella del superorganismo.
Una volta convinta Mirny, i due Shaper procedono a rubare un uovo alla colonia ma, contrariamente a quanto credeva Afriel nella sua arroganza, il furto non passa inosservato. Sia nell’episodio della serie che nel racconto, la sottrazione dell’uovo provoca la reazione immediata della casta guerriera dello Sciame, che cattura prima Mirny e in seguito Afriel. Quest’ultimo viene condotto alla presenza di un individuo unico del Nido, che i due Shaper non avevano mai incontrato prima: questo, nella versione animata, si presenta come un gigantesco agglomerato organico che ricorda nelle forme un cervello si propagano filamenti simili a radici o ad un groviglio di ife fungine. Mirny è stata assorbita da questo individuo e integrata nella sua fisiologia e biologia: viticci organici entrano ed escono dal suo corpo, e l’alieno parla a Afriel attraverso la bocca di Mirny, ridotta a poco più che un pupazzo nelle mani di un ventriloquo. L’essere, chiaramente dotato di intelligenza secondo gli standard umani, nel finale dell’episodio di Love, Death & Robots, si presenta a Afriel con un nome-non-nome estremamente adatto per un individuo parte di un superorganismo:
“Non ho un nome ma ti puoi rivolgere a me come… Sciame. Sono una delle sue caste. La mia specializzazione è l’intelligenza. […] Avete cercato di allevarci. Usarci. Ma i vostri grezzi esperimenti hanno attivati alcuni specifici protocolli genetici e io sono nato. Ho soltanto alcune settimane, ma posseggo milioni di anni di memoria razziale. […] Sono soltanto uno strumento. Uno che lo Sciame ha utilizzato per affrontare minacce come la vostra molte volte. Attraverso i ricordi [di Mirny] comprendo la vostra razza. Una particolarmente vigorosa. Mi aspetto che possano giungere qui, competere con noi, nell’arco di poche centinaia di anni. […] Nella scala temporale in cui lo Sciame opera, la tua razza sarà presto scomparsa. […] Molto probabilmente, distruggerete voi stessi. L’intelligenza non è un caratteristica vincente di sopravvivenza. Considera lo spazzino che si sta nutrendo del tuo vomito. Due milioni di anni fa i suoi antenati fecero tremare la galassia. Quando attaccarono lo Sciame, noi abbiamo allevato versioni più intelligenti e più robuste della loro stessa razza per combatterli. I nostri nidi erano l’unico mondo che avessero mai conosciuto, e combatterono con una furia e un’inventiva che noi non avremmo mai potuto pareggiare. È una strategia eccellente.”
Nel finale del racconto Swarm, possiamo leggere:
“Io sono lo Sciame. Ovvero, sono una delle sue caste. Io sono uno strumento, un adattamento; la mia specialità è l’intelligenza. Non sono spesso necessario. […] Voi siete una razza giovane e ponete molta importanza nella vostra intelligenza. […] Come sempre, fallite nel vedere come l’intelligenza non sia una caratteristica necessaria alla sopravvivenza. […] Già la tua razza sta andando in pezzi sotto l’impatto della vostra stessa abilità. La forma originale umana sta diventando obsoleta. I vostri stessi geni sono stati alterati, e tu, Capitano-Dottore, sei un esperimento grezzo. In un centinaio di anni sarai una reliquia. In un migliaio di anni non sarai nemmeno un ricordo. La tua razza seguirà lo stesso percorso di altre migliaia. […] Tutte hanno scoperto qualcosa, imparato qualcosa, che le ha portate a trascendere la mia comprensione. Potrebbe essere che abbiano perfino trasceso l’essere. Ad ogni modo, non riesco a percepire la loro presenza da nessuna parte. Sembra che non facciano nulla, che non interferiscano con nulla; a tutti gli effetti, sembra che siano morte. Scomparse. Potrebbero essere diventate dèi, o fantasmi. In ogni caso, non ho desiderio di unirmi a loro. L’intelligenza è un’arma a doppio taglio, Capitano-Dottore. È utile solo fino a un certo livello. Interferisce con le occupazioni della vita. Vita, e intelligenza, non si mischiano molto bene. Non sono in alcun modo strettamente imparentati, come tu infantilmente assumi. […] Io sono uno strumento, come ho detto. […] Quando hai iniziato i tuoi esperimenti con i feromoni, lo squilibrio chimico è diventato evidente per la Regina. Ha attivato alcuni schemi genetici nel suo corpo, e io sono rinato. [...] Io sono una replete cervello, capisci, specialmente progettato per essere molto più intelligente di qualsiasi razza giovane. Nel giro di tre giorni avevo piena coscienza di me. Nel giro di cinque giorni avevo decifrato questi segni sul mio corpo. Solo la storia codificata geneticamente della mia razza […] Entro cinque giorni e due ore ho riconosciuto il problema in questione e sapevo cosa fare. […] La tecnologia, anche se ne sono capace, mi è dolorosa. Io sono un artefatto genetico; ci sono delle sicure dentro di me che mi impediscono di sopraffare il Nido per i miei fini. Questo significherebbe cadere nella stessa trappola del progresso come altre razze intelligenti. Per ragioni simili, la durata della mia vita è limitata. Vivrò solamente per un migliaio di anni, fino a quando il breve turbinio di energia della tua specie non sarà finito e la pace ritornerà ancora una volta.”
I finali sia dell’episodio Netflix che del racconto di Sterling ci permettono di speculare su alcuni aspetti riguardanti l’intelligenza umana e quella che può essere definita intelligenza altra dall’umano.
Come abbiamo letto, Sciame definisce sé stesso come una “replete cervello”. Le replete sono una particolare casta presente in alcuni insetti sociali, quali ad esempio le formiche del genere Myrmecocystus, note anche formiche otri di miele; il ruolo delle replete all’interno della colonia è quello di fungere da serbatoi viventi di cibo. Questi individui riempiono i propri stomaci di sostanze liquide zuccherine fornite loro dalle compagne di nido e i loro addomi, a seguito di questo “pieno”, diventano ampolle traslucide sproporzionate rispetto al resto del loro corpo. Le replete passano la loro vita quasi immobili all’interno del nido e, qualora vengano sollecitate dalle compagne, rigurgitano parte del contenuto del loro “serbatoio” nelle loro bocche, nutrendole. Questo comportamento è detto trofallassi, termine che indica appunto la condivisione del cibo raccolto e immagazzinato da un esemplare con altri individui della colonia. Definendosi replete cervello, Sciame indica la funzione specifica della casta a cui appartiene: ha il solo compito di essere intelligente. È l’accumulo, la somma di tutti i ricordi e di tutte le capacità intellettive della specie aliena, prodotto esclusivamente quando un’altra specie intelligente è sul punto di minacciare l’esistenza o la prosperità del Nido. È un vero e proprio serbatoio di intelligenza fatto nascere esclusivamente quando la necessità lo impone.
Quest’ultimo aspetto sottolinea come “l’intelligenza non sia una caratteristica necessaria alla sopravvivenza” di un individuo e, per estensione, della specie a cui appartiene. Troviamo una conferma di questo quando osserviamo gli animali che hanno ispirato gli alieni fulcro della vicenda, ossia gli insetti sociali. Le meraviglie evolutive che sono le complessissime colonie di questi insetti funzionano attraverso raffinati meccanismi “automatici” che non si basano su alcuna forma di pensiero, di insegnamento, di gerarchia o di catene di comando. All’interno di un superorganismo è la comunicazione tra individui è l’elemento fondamentale che ne permette la funzionalità e la sopravvivenza. Gli individui comunicano tra di loro principalmente attraverso segnali di tipo chimico, come ad esempio i feromoni, sostanze emesse dagli insetti in determinate condizioni e alle quali corrispondono specifiche risposte e comportamenti da parte dei compagni di colonia che li recepiscono. Il singolo insetto di una colonia non ha quindi bisogno di ricevere “ordini” per compiere un’azione, ma la svolge rispondendo autonomamente agli stimoli ambientali che recepisce. Queste risposte sono codificate nei geni dell’individuo, e si traducono in comportamenti di risposta automatici. Nei superorganismi infatti, contrariamente a quanto molto spesso si crede, non esiste alcuna casta o individuo preposto al dirigere le azioni di altri individui o caste; ad esempio, la regina di una colonia di formiche si limita a produrre uova e non impartisce in alcun modo ordini alle operaie, né queste ultime sono sue “sottoposte”.
Le azioni, i comportamenti e le risposte di un insetto sono codificate nel suo genoma, frutto di centinaia di milioni di anni di evoluzione e selezione naturale. Questo permette loro di agire e interagire con l’ambiente in cui si trovano, senza necessità di un’intelligenza come quella di Homo sapiens che è, inoltre, una specie infinitamente più giovane degli invertebrati in oggetto. La nostra specie fece la sua comparsa sulla Terra intorno a 200 mila anni fa, mentre gli insetti sono sulla Terra da almeno 400 milioni di anni. Questa è un’ulteriore prova di come un’intelligenza di tipo umano non sia un adattamento evolutivo necessario perché una specie o un gruppo di specie possa prosperare. Gli insetti, in particolare quelli sociali, sono inoltre gli animali più di successo nella storia della vita sulla Terra, essendosi differenziati in milioni di specie differenti e adattandosi a quasi ogni tipo di ambiente terrestre e di acqua dolce. Gli insetti erano qui prima di noi e saranno qui anche “quando il breve turbinio di energia della [nostra] specie [...] sarà finito”, per usare le parole di Sciame mentre si rivolge alla nostra “razza giovane”.
Quanto detto riguardo i meccanismi di risposta “automatici” potrebbe spingerci a credere che gli insetti siano non-intelligenti, ma facendolo si incapperebbe in un errore di stampo tipicamente antropocentrico: considerare intelligente soltanto quegli esseri viventi che in qualche modo assumono comportamenti perfettamente sovrapponibili a quelli umani. Ragionando in questa direzione, l’intelligenza umana diviene pietra di paragone per ogni organismo terrestre; questo implica, come corollario, il considerare lo sviluppo intellettivo umano come l’apice evolutivo supremo della vita sul nostro pianeta. Per quanto gli insetti non ragionino come gli umani e non posseggano un cervello sviluppato quanto il nostro, la loro non dovrebbe essere considerata una non-intelligenza ma piuttosto un’intelligenza altra dall’umano, un’intelligenza che potremmo definire genetica.
“Ma qui – nelle viscere di questo piccolo mondo senza nome, esiste una tecnologia genetica che alimenta sé stessa, mantiene sé stessa, dirige sé stessa, efficientemente, all’infinito, senza pensare. È il perfetto strumento organico”
(Bruce Sterling, Swarm)
Gli insetti sociali svolgono operazioni estremamente complesse, quali ad esempio la costruzione dei loro incredibili nidi, senza essere dotati di un sistema nervoso complesso quanto quanto quello di Homo sapiens. Il sistema nervoso degli insetti è infatti di tipo decentrato: non è formato da un sistema nervoso centrale e da uno periferico, ma da una serie di gangli nervosi collegati tra di loro e distribuiti lungo il corpo, ognuno dei quali è preposto ad una o più funzioni specifiche. Gli insetti non hanno quindi un vero e proprio cervello come quello umano, la cui raffinatezza evolutiva permette notevoli capacità di ragionamento e di apprendimento da un contesto sociale. Questo implica che tutto ciò che un insetto è in grado di fare, non ha necessità di impararlo da un suo con-simile e, di conseguenza, non ha bisogno di istruzione o di formazione attraverso l’insegnamento; lo compie per istinto. Un insetto possiede codificato nel proprio genoma tutto ciò che gli è necessario per sopravvivere e, nel caso degli insetti sociali, anche tutte le informazioni e i comportamenti che rendono possibile la sua vita all’interno del superorganismo e quindi la vita del superorganismo stesso.
Il replete cervello di Swarm è l’incarnazione in un singolo individuo di tutto quello che insetti sociali sono in grado di fare attraverso il puro istinto. Come detto in precedenza, gli insetti sociali non agiscono attraverso sistemi gerarchici o grazie ad ordini o indicazioni fornite loro da un “superiore”; in questo, la manifestazione dell’intelligenza dello Sciame non differisce dalla realtà. L’essere che ha assorbito Mirny non assume un ruolo di comando del superorganismo alieno, ma è mero strumento per la salvaguardia e la protezione dello stesso. È a tutto gli effetti una risposta ad uno stimolo ambientale, in questo caso la presenza di un’altra specie intelligente che interferisce con la vita della colonia.
Tra le cose più affascinanti e stupefacenti che gli insetti sociali sono in grado di produrre grazie al puro istinto, vi sono sicuramente i loro nidi. Questi hanno caratteristiche, forme e dimensioni molto diverse a seconda delle specie prese in considerazione: si spazia dagli alveari delle api da miele costruiti in cera, fino alle immense città sotterranee delle formiche tagliafoglie del genere Atta. Le colonie di queste formiche possono raggiungere dimensioni enormi e tra le loro caratteristiche più interessanti vi è quella di essere “coltivatrici” di funghi. Le Atta tagliano e raccolgono frammenti di foglie dalla vegetazione e le trasportano all’interno dei loro nidi (costruiti scavando decine di metri cubi di terreno) e le accumulano all’interno di apposite camere dette fungaie. Nelle fungaie, mantenute sempre a umidità e temperatura costanti e controllate, sul materiale vegetale accumulato si sviluppano particolari funghi che vivono in simbiosi con il superorganismo; le formiche si nutriranno del fungo da loro “coltivato”.
Le caratteristiche dei nidi dei superorganismi reali sono riprese in Sciame e Swarm: gli alieni infatti costruiscono le proprie colonie all’interno di asteroidi, scavando gallerie e camere differenziate in base alla loro funzione e il cui clima è sempre mantenuto entro parametri ottimali. Inoltre, lo Sciame si nutre di funghi coltivati all’interno del Nido, in analogia con quanto visto con le formiche del genere Atta. Di nuovo, sia nella fantascienza che nella realtà, non è necessario possedere un’intelligenza di tipo umano per svolgere attività estremamente complesse, quali ad esempio, come in questo caso, la “coltivazione” e la produzione di cibo in modo simile a quanto farebbe un Homo sapiens dedito all’agricoltura.
Nei suoi risultati finali, le manifestazioni e i comportamenti di un superorganismo possono quindi essere paragonati a quello che Homo sapiens è in grado di fare grazie alla propria intelligenza. Potremmo, sulla base delle manifestazioni finali del superorganismo, definire quella degli insetti una forma di intelligenza totalmente diversa dalla nostra, talmente altra da risultarci aliena a tutti gli effetti: un’intelligenza genetica. Anche l’intelligenza umana ha, ovviamente, una base genetica, in quanto sono i nostri geni a rendere possibile lo sviluppo del nostro sistema nervoso rendendolo ospite dei memi che permettono alla nostra specie di essere ciò che è, ma per gli insetti è diverso. I loro geni scrivono direttamente nella loro biologia e nella loro fisiologia le risposte da dare in base a uno stimolo ambientale e quali comportamenti adottare; in Homo sapiens, al contrario, la maggior parte di queste deve essere imparata tramite interazioni all’interno di contesto sociale (quella che in biologia evolutiva viene definita cultura, come visto ne Il meme in giallo). Nessun umano è in grado di costruire in maniera istintiva, ad esempio, un palazzo, ma ha necessità che qualcuno gli insegni come farlo. Un’ape da miele, una formica, una vespa sociale o una termite non possiedono queste limitazioni: non hanno bisogno di imparare come costruire i loro incredibili nidi, sono in grado di farlo grazie alle informazioni scritte nel loro DNA e quindi al loro istinto.
“La tecnologia ha scatenato forze tremende che stanno lacerando la società.”
(Bruce Sterling, Swarm)
Sciame, la replete cervello, considera l’intelligenza “un’arma a doppio taglio”, non necessaria in alcun modo alla sopravvivenza di una specie e, anzi, svantaggiosa e autodistruttiva nel lungo termine. Uno dei frutti dell’intelligenza umana è la tecnologia in tutte le sue sfaccettature, la quale a sua volta è un prodotto della cultura e dell’evoluzione culturale della nostra specie. Attraverso la costruzione e il perfezionamento di strumenti sempre più complessi e allo sviluppo delle scienze in senso lato, l’uomo ha da tempo superato molti dei limiti imposti dalla sua biologia e non solo, è anche riuscito a svincolarsi da molti comportamenti dettati unicamente dall’istinto. Questo però non è necessariamente un aspetto positivo o un tratto evolutivamente vantaggioso. Purtroppo, come possiamo vedere e vivere in prima persona, il progresso tecnologico figlio della nostra intelligenza ha impattato e impatta in modo catastrofico sulla biosfera: distruzione di habitat, consumo di risorse, inquinamento e riscaldamento globale sono tutte conseguenze dirette della nostra intelligenza. Se si osserva l’epoca antropenica in cui ormai viviamo, dove la catastrofe climatica è in corso, è molto semplice dar ragione a Sciame e considerare l’intelligenza come un qualcosa di utile solo in determinati frangenti, non essenziale per la sopravvivenza e, soprattutto, nel lungo termine conduce all’autodistruzione. Su questo aspetto vi è un riferimento molto interessante nel discorso finale di Sciame, dove l’alieno dice di non riuscire più a percepire in alcun luogo alcune specie senzienti nelle quali il Nido si era imbattuto migliaia di anni prima: “ sembra che siano morte. Scomparse. Potrebbero essere diventate dèi, o fantasmi. In ogni caso, non ho desiderio di unirmi a loro”. Una delle conseguenze estreme dell’intelligenza potrebbe quindi essere quello di spingere una specie senziente verso un’evoluzione artificiale guidata, trasformandola in qualcosa di radicalmente diverso da ciò che era. Un qualcosa di talmente altro da non poter più essere considerato la specie originaria: a tutti gli effetti, questa sarebbe tecnicamente estinta, sostituita da qualcosa di nuovo, ma non necessariamente migliore o più adatto all’ambiente in cui si trova.
Riguardo all’evoluzione artificiale, possiamo leggere in Swarm:
“Considera lo Sciame, se davvero vuoi il ordine umano e perfetto. Eccolo” dove è sempre caldo e buio, e ha un buon odore, e il cibo è semplice da ottenere, e ogni cosa è perfettamente riciclata all’infinito. […] Un nido come questo può durare immutato per centinaia di migliaia di anni. […] Chi, o cosa, si ricorderà di noi e della nostra stupida fazione anche solo tra mille anni?” Afriel scosse la testa. “Non è un paragone valido. Non esiste un orizzonte così lungo per noi. Tra mille anni saremo macchine, o dei.”
Nell’ottica di Afriel, vi sono solo due possibili destini per l’umanità: evolvere in dèi postumani attraverso la manipolazione genetica degli Shaper, oppure diventare a tutti gli effetti macchine attraverso l’ibridazione con componenti artificiali tecnologici come stanno facendo i Mechanist. Questi concetti sono simili a quelli postulati dalle correnti filosofiche del transumanesimo e del postumanesimo, che postulano che Homo sapiens, attraverso l’alterazione del proprio corpo, il suo potenziamento e l’integrazione con le macchine possa superare ogni limite fisico o mentale impostogli dalla biologia e dall’evoluzione. Il punto di vista di Sciame è invece decisamente più pessimistico (o forse solo più realistico): il continuo sviluppo tecnologico e l’utilizzo di tecnologie poco comprese nei loro effetti a lungo termine porterà inevitabilmente alla scomparsa della specie senziente che le ha sviluppate e adottate. I motivi di un evento simile possono essere molteplici, ma in un’ottica prometeiana li si potrebbe riassumere e semplificare con lo sviluppo di una qualche tecnologica che ha avuto come conseguenze il collasso della società, l’impossibilità di sopravvivere negli ambienti a disposizione e, in ultimo, l’estinzione.
Come abbiamo visto, mettere in relazione diretta il successo evolutivo di una specie con la sua intelligenza secondo standard umani, è fuorviante ed errato. Ogni specie esistente o esistita si è evoluta in base alle pressioni ambientali che ha subito nel corso di migliaia se non milioni di anni di selezione naturale: questo l’ha portata a sviluppare i caratteri adatti e necessari per la sua sopravvivenza. Ne consegue che anche l’intelligenza non sia altro che un tratto plasmato delle pressioni ambientali a cui una specie è sottoposta nel corso del suo cammino evolutivo, e che l’intelligenza non si sarebbe manifestata se in un qualche momento della storia della specie, quel tratto non si fosse rivelato vantaggioso.
L’uomo, come detto ne Il meme in giallo, è una specie culturale i cui comportamenti sono definiti anche dai memi registrati nel suo cervello. I memi, come abbiamo visto, sono replicatori molto efficaci e potenti, ma al pari dell’intelligenza con cui sono strettamente connessi, sono armi a doppio taglio: permettono di adattarci a situazioni ed ambienti che sarebbero ostili per Homo sapiens in quanto, attraverso molteplici manifestazioni culturali (quali le scienze e la tecnologia) rendono possibile ovviare ad alcune nostre limitazioni biologiche. Allo stesso tempo, però, possono farci intraprendere percorsi autodistruttivi sia per l’individuo che per l’intera specie, quali ad esempio lo sviluppo di tecnologie non essenziali alla nostra vita ed estremamente distruttive per la biosfera in cui siamo immersi e per gli ambienti in cui viviamo. Homo sapiens, attraverso i memeplessi, la sua sfera culturale e la sua intelligenza è in grado di svincolarsi dai suoi limiti biologici, ma è anche potenzialmente capace di liberarsi di tutti quei comportamenti che lo stanno portando verso un tetro futuro su una Terra devastata dal cambiamento climatico e da emergenze sanitarie globali. L’intelligenza umana pare invece, nel suo complesso, poco propensa ad agire affinché la nostra specie progredisca culturalmente verso comportamenti meno distruttivi rispetto a quelli attuali.
Quale sarà il destino della nostra specie? Evolveremo attraverso il transumanesimo in individui capaci di sopravvivere in sintonia con l’ambiente in cui ci troviamo, oppure la nostra autodistruttiva intelligenza porterà al nostro collasso e, forse, alla nostra estinzione? Diventeremo dèi o fantasmi?
[Tutte le citazioni provengono dalle versioni in lingua originale delle opere, tradotte dall’autore.]
Filmografia:
Love, Death & Robots, Vol. 3, Episodio 32, Sciame
Bibliografia:
Il gene egoista (1976; Richard Dawkins)
The extended phenotype (1982; Richard Dawkins)
The Nature of Culture (1991; Juan D. Delius)
Il superorganismo (2009; Bert Hölldobler, Edward O. Wilson)
The leafcutter ants (2010; Bert Hölldobler, Edward O. Wilson)


